Una giornata di sole, all'insegna di un bene ritrovato.
Oggi Frosinone ritrova i suoi piloni, con la loro storia piena di ricordi:
da quando era solo "gl' sbracon'", a quando era un nido per topi e scarichi fognari, ad oggi che, finalmente, hanno trovato la strada per una nuova vita.
La storia. L’opera, che parte nell’Ottocento per sostenere la nuova Via Nova (Corso della repubblica), è stata testimone silenzioso di trasformazioni, ampliamenti e cambiamenti di uso.
Completata nel 1823, con le sue volte a botte e le pile verticali raccordate da un elegante nodo a Y, rappresentò una delle prime “sopraelevate” d’Italia: un’opera pionieristica, capace di sorreggere – in senso letterale e simbolico – la crescita della città.
Poi, per decenni, i Piloni sono diventati il simbolo degrado: infiltrazioni, fondazioni scoperte e vegetazione infestante.
E, soprattutto, un contenzioso lungo quasi vent’anni che ha paralizzato ogni tentativo di recupero. C’è voluto un lavoro certosino che è partito dall’amministrazione Ottaviani ed è poi proseguita con il sindaco Mastrangeli.
Una lunga serie di Contenziosi giudiziari, indagini geologiche, archeologiche, geotecniche, laserscanner, ricerche d’archivio, analisi strutturali: un approccio multidisciplinare che ha permesso infine di restituire ai Piloni solidità, dignità ed autenticità.







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