500 Studenti Sfrattati

500 studenti rischiano di restare senza la loro scuola.

 

Si perché proprio in questi giorni è giunto il provvedimento 

del giudice che ordina l’immediato sgombero dell’immobile. Sgombero da persone e cose da effettuarsi anche con l’ausilio della forza pubblica. È quello che sta succedendo alla scuola Pietrobono di via Puccini e Frosinone.

 

Ma cosa è accaduto? Il comune nel lontano 1970 ha espropriato il terreno per realizzare la scuola. Ma la procedura non è andata a buon fine. A tutt’oggi infatti risulta che il risarcimento al proprietario non è mai stato pagato. La vicenda ha quindi avuto tutto un iter giudiziario nel quale sono entrati anche i creditori del proprietario. Per questo il giudice ha chiesto lo sgombero dell’immobile, per poterlo vendere al giusto prezzo di mercato: la presenza di un’attività all’interno scoraggerebbe l’eventuale acquirente.

 

Il comune di Frosinone aveva promesso che non vi sarebbero stati problemi e che almeno l’anno scolastico sarebbe arrivato a conclusione. Sempre il comune ha quindi tentato la via dell’acquisizione sanante ma anche questa strada si è dimostrata “senza uscita”. Cosa succede adesso? Se non vi saranno novità entro Febbraio si dovrà procedere allo sgombero e 21 classi di studenti si ritroveranno senza una sede scolastica.

Il Sindaco Tuona Contro la Decisione del Giudice

"Siamo di fronte al primo caso noto in Italia in cui un Tribunale ordina lo sgombero di una scuola media in attività per soddisfare i creditori di un privato, ignorando leggi speciali e sentenze definitive".

 

Tuona così il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli il quale ricorda che: "l’acquisizione sanante è stata effettuata" e che “L’edificio della Pietrobono ha un valore immensamente superiore al terreno su cui poggia.

 

Se passasse il principio che una scuola può essere svuotata e venduta per debiti del proprietario del suolo, allora nessun ospedale, nessuna sede giudiziaria, nessun impianto sportivo, nessuna strada e nessun edificio pubblico in Italia sarebbe più al sicuro. La stabilità dei rapporti giuridici non può essere sacrificata a favore di pretese private su un bene che è ormai parte indissolubile del patrimonio e della vita della nostra città".

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