Omicidio Mollicone. Ammesso il Teste Tersigni. Non Ammesse le Parti Civili

Novità importanti nel secondo processo per la morte di Serena Mollicone.

 

La Corte d'Assise d'Appello ha deciso per l’ammissione del teste 

Tersigni. Si tratta di un teste chiave: il carabiniere, amico del brigadiere Santino Tuzi al quale, proprio Tuzi aveva confessato di aver visto Serena in caserma il primo giugno del 2001, giorno della scomparsa della ragazza.

 

Tuzi, come si ricorderà, aveva prima negato la presenza, poi l’ha ammessa, ma poco prima di portare la sua testimonianza è stato ritrovato privo di vita. Suicidio? Il brigadiere si sarebbe sparato con la sua pistola d’ordinanza. Sulla posizione dell’arma però vi sono molti dubbi.

 

La figlia di Tuzi, Maria, è convinta che il papà non si sia suicidato e sta ancora cercando, tramite periti, di dimostrarlo. Tuttavia nell’udienza di oggi, la Corte d’Appello non ha ammesso le parti civili, ossia proprio di Maria Tuzi e il fratello Fabio.

 

Ammessi invece tutti i testi e le prove dell’accusa, compresa la porta contro la quale sarebbe stata sbattuta Serena. Ma per la difesa della famiglia Mottola (L’ex comandante della caserma carabinieri di Arce, la moglie ed il figlio) quel segno sarebbe stato causato da un pugno dello stesso comandante in un momento d’ira.

 

In ogni caso la testimonianza di Tersigni è una novità fondamentale, visto che l’uomo potrebbe convalidare quanto affermato da Tuzi, ossia la presenza di Serena in caserma. Nel primo processo d’appello (conclusosi con l’assoluzione degli imputati) questa testimonianza non è stata ammessa. La Corte di Cassazione però ha deciso che proprio il processo era tutto da rifare. 

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