Mollicone. La Porta, L'Arma del Delitto

Nel processo per la morte di Serena Mollicone oggi è stato interrogato un teste importante.

 

Si tratta del colonnello Fabio Imbratta, colui che, con la sua relazione, ha cambiato le sorti delle indagini. 

Proprio di Imbratta è infatti l’informativa inviata alla procura della repubblica di Cassino da dove poi si è partiti ad indagare sugli attuali imputati. Il colonnello ha ricostruito ciò che sarebbe avvenuto il primo giugno del 2001 nella caserma di Arce, il giorno della scomparsa di Serena.

 

Ha parlato di falsità degli ordini di servizio dei carabinieri che operavano nella stazione. Ha definito proprio quell’operato, ricco di omissioni e negligenze.

 

La Porta. Il colonnello, interrogato dal pubblico ministero, ha parlato anche della porta contro la quale sarebbe stata sbattuta Serena. L’ha definito uno strumento lesivo che presenta tutte le potenzialità per cagionare la morte della studentessa.

 

Il Luogo del Delitto. Nella sua lunga deposizione, Imbratta ha anche parlato del posto in cui è stato rinvenuto il cadavere della giovane. Non è lo stesso luogo dove sarebbe stata uccisa. Proprio i bendaggi che legavano le mani alla studentessa servivano a migliorarne il trasferimento. Per lo spostamento del cadavere secondo il colonnello ci sarebbe stato bisogno di almeno due persone.

 

Il Sacchetto in Testa. Particolare importante anche il sacchetto di plastica che avvolgeva la testa di Serena: è servito ad impedire che il materiale organico proveniente dalla testa potesse essere sparso proprio durante il trasferimento del corpo dal luogo del delitto al luogo in cui il cadavere è stato trovato. 

I legali della difesa dei Mottola però non sono d’accordo con il colonnello.

 

Secondo l’avvocato Germani (in foto) “Quelle del colonnello Imbratta erano delle supposizioni, delle sue idee investigative che non hanno trovato nessun riscontro oggettivo”. 

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