Una marea umana ha attraversato questa mattina il cuore della "Città Martire".
Striscioni, megafoni e un’adrenalina carica di preoccupazione hanno segnato l’inizio del grande corteo unitario indetto dai sindacati per
accendere i riflettori sulla crisi senza precedenti che sta colpendo lo stabilimento Stellantis e il suo indotto.
Numeri impietosi: dalle oltre 135 mila auto prodotte nel 2017 siamo scesi a meno di 20 mila nel 2024, mentre i lavoratori sono passati da 4.500 a poco più di 2.200. Nel 2025 lo stabilimento è rimasto fermo per oltre 100 giorni; nei primi mesi del 2026 si contano meno di 15 giornate lavorative.
Il corteo, partito da Piazza De Gasperi, si è snodato lungo Corso della Repubblica per concludersi in Piazza Diaz. I temi portati all’attenzione: il ricorso strutturale agli ammortizzatori sociali, i turni unici e, soprattutto, l'incertezza su nuovi modelli che per ora restano solo sulla carta.
"Siamo di fronte a una sfida vitale," ha dichiarato il consigliere provinciale Quadrini durante la manifestazione. "La Provincia è al fianco di ogni singolo lavoratore. Non possiamo accettare che le buste paga siano così leggere da costringere le famiglie a bussare ai Comuni per pagare le bollette.
Le voci della piazza. La partecipazione dei segretari nazionali delle federazioni ha dato un respiro nazionale alla protesta. Ma è la sofferenza delle aziende dell’indotto — come le vertenze De Vizia, Trasnova, Teknoservice e Logitech — a pesare maggiormente sul clima della giornata. Con soli 12 giorni lavorati dall'inizio del 2026, la situazione è stata definita dai presenti come una vera e propria "emergenza sociale".







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